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MATTEO RAMPIN SCRIVE SU “COME PARLA UN TERAPEUTA”


January 12, 2015 Aforismi e Linguaggio

Con grande piacere condivido con voi le parole che ha scritto sul mio libro Matteo Rampin, un collega per cui ho una stima profonda.  Matteo è autore di quasi 30 libri, alcuni dei quali hanno segnato profondamente la mia formazione come psicoterapeuta. Per ricordarne solo alcuni “Terapie apparentemente magiche. L’analisi illusionistica dello stratagemma terapeutico” (2002, Mc-Graw Hill), “Pensare come un mago. Risolvere problemi con il pensiero illusionistico” (2006, Ponte alle Grazie), “Arte della scena e problem solving. La comunicazione persuasiva: psicoterapia, aziende, organizzazioni” (2005, Mc-Graw-Hill), “Al gusto di cioccolato. Come smascherare i trucchi della manipolazione linguistica” (2005, Ponte alle Grazie) e “Di’ la cosa giusta. Aforismi per una comunicazione efficace” (2007, Ponte alle Grazie). I suoi libri sono colti e piacevoli allo stesso tempo. Consigliatissima la lettura!

 

 

<<La ristrutturazione è una preziosa tecnica presente – a volte con altri nomi – nel repertorio di diversi modelli di psicoterapia, ma in modo del tutto particolare nei modelli sviluppatisi dal tronco comune dell’opera di Milton H. Erickson e del californiano Mental Research Institute.

Al tempo stesso, la ristrutturazione è una specie di asse portante che si rintraccia nella pratica e nella teoria di tutte le espressioni dell’approccio strategico alla sofferenza mentale, e la cui radice si innesta nel fertile terreno del paradosso pragmatico. Infatti, come noto, nell’ottica strategica molte situazioni di interesse clinico sono sottese da meccanismi circolari o autoreferenziali nei quali la persistenza del problema si alimenta ricorsivamente dei tentativi messi in atto per eliminarlo, e molte soluzioni a tali “inviluppi” scaturiscono da nuove, impensate impostazioni del problema, che si ottengono per lo più sovvertendo i nessi di causa ed effetto, azione e reazione, principio e fine: ebbene, spesso tale sovversione avviene grazie a una o più ristrutturazioni che prendono vita nel complesso gioco dell’interazione paziente/terapeuta.

Una grande dimestichezza culturale e operativa con tali sistemi spiraliformi è indispensabile per costruire ristrutturazioni adeguate in campo clinico, così come, simmetricamente, un continuo esercizio di invenzione di ristrutturazioni meditate e/o estemporanee costituisce un ottimo addestramento per abituarsi a pensare la realtà sottraendosi ai vincoli che abitualmente ne distorcono la costruzione facendocela leggere da scorci prospettici numericamente molto più scarsi degli infiniti “mondi possibili” di cui il terapeuta dovrebbe essere esploratore e guida.

La capacità di generare ristrutturazioni in terapia e nel problem solving richiede notevole elasticità cognitiva, sincera autoconoscenza e monitoraggio costante dei propri vincoli mentali, profonda familiarità con il formidabile strumento dell’utilizzazione ericksoniana, nonché una pratica instancabile delle illimitate risorse pragmatiche del linguaggio verbale.

Tutti questi ingredienti di una ipotetica “forma mentis dello specialista in ristruttrazioni” sono sollecitati e messi in moto dalla lettura di “Come parla un terapeuta”, libro scritto da Bernardo Paoli per i tipi di Franco Angeli, che risulta dunque un valido ausilio per accrescere la competenza nell’uso di questo strumento versatile, ma arduo da padroneggiare in modo professionale.

In quanto compendio di puntuali ed esaurienti informazioni sul tema e su alcuni suoi addentellati, questo testo è didatticamente molto ben centrato, ma è anche e soprattutto una bella occasione per conoscere alcune delle idee che l’autore sta maturando parallelamente all’evolversi del suo lavoro clinico. Il testo, molto denso, può giovare a chi non conosce la teoria della ristrutturazione e soprattutto a quanti non hanno consuetudine con la letteratura della scuola aretina di Giorgio Nardone (e che apprezzeranno, tra l’altro, le trascrizioni commentate di materiale registrato in seduta), ma risulta molto interessante anche per gli esperti, soprattutto in ragione degli spunti originali che l’autore inserisce a proposito di vari temi, e in particolare per l’esposizione di quella che egli definisce la “teoria dei tre livelli linguistici”.

Nuove prospettive sono sempre auspicabili, tanto più nell’ambiente dei solutori di problemi, che per sua natura rifugge dalla staticità: “Come parla un terapeuta” si muove su questa direttrice e, coerentemente con i presupposti dell’approccio strategico, lo fa con notevole efficacia esplicativa e innegabile gradevolezza espositiva>>.

(Matteo Rampin)

 

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