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ANSIA E SUCCESSO # Aforismi


July 18, 2015 Aforismi e Linguaggio

 

<<Mio figlio è davvero bravo, competente, preparato, passa con eccellenza gli esami che sostiene, ma ogni volta è una battaglia>>, mi raccontò al telefono la mamma di un ragazzo di poco più di 20 anni. <<Lo vedo ansioso. Cammina nervosamente su e giù per casa. Suda in eccesso. Passa ore e ore davanti allo specchio a guardarsi il fisico per controllare se è abbastanza tonico. Sembra quasi impazzire. E’ sempre a criticare quello che fa. Non gli va bene com’è fatto fisicamente – anche se invece è davvero un bel ragazzo e fa molta palestra – e non è mai contento dei suoi risultati universitari – anche se è iscritto a Ingegneria e gli esiti sono sempre davvero molto buoni. Vorrei che si confidasse di più, che mi raccontasse come mai è così tanto in preda dell’ansia, ma con me non parla volentieri>>.

Le chiesi quale fosse la sua preoccupazione principale. <<Mi scuso se posso sembrare indiscreta, ma siamo una famiglia di un certo livello. Sia io che mio marito siamo degli industriali. Siamo abituati ad affrontare le sfide e la vita. Vedere mio figlio così tormentato mi fa temere che non sarà mai un ragazzo di successo>>.

Sottolineai un aspetto: <<Lo sa signora che parlando di suo figlio ha citato le tre caratteristiche tipiche di una persona di successo?>>.

<<Davvero?>>.

<<Davvero. Ha presente gli atleti che fanno sport estremi?>>

<<Certo>>, rispose.

<<Quando si buttano da altezze incredibili hanno ansia, solo che hanno imparato a tramutarla in brividi di piacere e in spinta verso il superamento dei loro limiti>>

Annuì.

<<Le persone di successo hanno tre caratteristiche, signora>>, continuai. <<Sono ansiose, autocritiche, e non lo fanno sapere a nessuno. Proprio come suo figlio. Solo che a lui succede una cosa: queste tre caratteristiche hanno superato quel livello oltre il quale da risorse si tramutano in limite>>.

La signora sembrò convinta. Iniziò a parlarmi con un tono molto più rilassato, chiedendomi la possibilità di seguire il figlio Paolo.

A distanza di qualche mese la signora mi ricontattò, ringraziandomi del lavoro fatto insieme a Paolo. Mi disse che era contenta che suo figlio stesse meglio, ma era anche contenta del fatto che le parole che le avevo detto durante la prima telefonata le avevano fatto cambiare la prospettiva da cui guardava all’ansia. Non la vedeva più come un segnale di fragilità, ma come la normale reazione di una persona che mira molto in alto.

 

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