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LA TRAPPOLA DEL PANICO # Disturbi psicologici


July 26, 2015 Ansia, Fobie e Attacchi di Panico


Il panico è un inganno che la mente gioca a se stessa. 

COME SI CREA LA PAURA

La paura è una reazione innescata (1) da determinate percezioni dei nostri sensi, come potrebbe esserlo ad esempio un formicolio simile a quello prodotto da un insetto, (2) o da immagini mentali, che possono essere realistiche o di fantasia, come ad esempio pensare ad un grande ragno peloso. Sia le prime che le seconde possono essere in grado di innescare una serie di reazioni quali: battito cardiaco accelerato, ritmo respiratorio in aumento, sudorazione. Si tratta quindi di un mix di percezioni, pensieri e alterazioni psicofisiche che, chi le subisce, cerca in ogni modo di allontanare da sé. Chi è colto dalla paura cerca di stare il più lontano possibile da ciò può innescarla.

Pensiamo ad un individuo aracnofobico (ovvero che ha paura dei ragni). Sentendo uno strano e improvviso formicolio sulla spalla, e pensando che sia un ragno la causa di quel solletico che l’ha allarmato, sarà colto da un’improvvisa e irrazionale paura senza aver avuto la certezza che questo vi sia veramente. Spaventato, reagirà correndo all’impazzata, o schiaffeggiando la parte del corpo con il formicolio per uccidere il ragno presunto, o resterà immobile, terrorizzato, nella speranza che la situazione si risolva da sé.

 

DALLA PAURA AL PANICO

Di fronte alla paura il nostro organismo interviene in due modi:

1. Inizialmente reagisce la mente più arcaica e primitiva, sede dei centri deputati alle reazioni emozionali. È un dispositivo naturale, puramente istintivo, che ha permesso ai primati da cui discendiamo di fuggire dai predatori. Quando un individuo ha paura, le sue reazioni immediate sono orientate all’auto preservazione, ovvero alla fuga da ciò che lo minaccia, alla ricerca di protezione e infine, se messo con le spalle al muro, alla lotta. Il battito cardiaco accelerato, il ritmo respiratorio in aumento, la sudorazione, sono gli stessi effetti associati al correre; chi è in preda alla paura è come se corresse anche se non lo sta facendo.

Chi è in preda alla paura è come se corresse anche se non lo sta facendo.

2. Successivamente reagisce la mente moderna, più evoluta, sede dei centri deputati al ragionamento, al pensiero e alle decisioni logiche.
Questa parte del nostro cervello valuta ad esempio che le reazioni provate in quel momento sono irrazionali perché “oggettivamente” non è presente alcun pericolo effettivo; la persona cerca allora di riprendere il controllo di sé, e più cerca di riacquistare il controllo sul proprio corpo e più la mente intrappola se stessa provocando un tilt: il panicoÈ proprio il tentativo di controllare e gestire la paura ciò che scatena il panico. Dopo le prime esperienze di panico, all’organismo non sono più necessari degli stimoli esterni per scatenare gli eventi psicofisici; in tal modo <<la mente si è scavata da sola la trappola nella quale si infila senza più riuscire ad uscirne>> (G. Nardone)

E’ proprio il tentativo di controllare e gestire la paura ciò che scatena il panico. 

 

LA MENTE SI INTRAPPOLA DA SOLA

Si ha paura di ciò che potrà accadere, piuttosto che di ciò che è accaduto. Il panico influenza azioni e pensieri riguardanti il futuro, piuttosto che il passato. Il panicante cerca di evitare o di controllare le condizioni nelle quali potrebbe scatenarsi quel mix spaventoso di percezioni, pensieri e alterazioni psicofisiche; ma è proprio questo tentativo di evitamento e controllo che, paradossalmente, conduce ad una sensazione sempre più forte di panico.

Si ha paura di ciò che potrà accadere piuttosto che di ciò che è accaduto. 

Ogni volta che il panicante evita la situazione temuta conferma a se stesso sia la propria inadeguatezza che la pericolosità della situazione, aumentando così la dose di paura che proverà la volta successiva. Ciò significa che ogni evitamento ne prepara uno successivo, fino al costituirsi di una catena di evitamenti che condurrà l’individuo alla completa incapacità di esporsi a situazioni ritenute pericolose. Fuga dopo fuga il soggetto proverà sempre più sfiducia circa le proprie capacità, evitando sempre più di esporsi al rischio, fino alla totale inazione.
 Può però accadere qualcosa di sorprendente: l’arrivo, ad esempio, di una persona attira l’attenzione dell’individuo spaventato, disinnescando così il circolo vizioso che conduce all’attacco di panico, in quanto viene spostata l’attenzione dall’ascolto di sé e delle proprie reazioni a qualcosa di esterno. In tal modo il panicante attribuisce a qualcun altro la capacità di essergli di aiuto, trasformando gradatamente una semplice richiesta d’aiuto in una totale dipendenza da altri individui. Infatti questa ”soluzione” offre sì un immediato senso di sollievo, ma al tempo stesso conferma al soggetto – al pari dell’evitamento – di essere un incapace. Man mano che questo senso di impotenza aumenterà, aumenteranno gli evitamenti e le richieste di protezione, e la paura diventerà la percezione dominante nei confronti di tutta la realtà.

Ogni volta che il panicante evita la situazione temuta conferma a se stesso sia la propria inadeguatezza che la pericolosità della situazione.

 

COME DEV’ESSERE UNA TERAPIA RAPIDA ED EFFICACE

La Psicoterapia Breve Strategica è estremamente rapida ed efficace nell’introdurre un cambiamento perché guida il paziente a interrompere i tre pilastri su cui regge e si alimenta il panico: l’evitamento, le richieste di aiuto, il controllo delle proprie reazioni psicofisiche che fa perdere il controllo.

L’approccio strategico basa il suo intervento sull’utilizzo di stratagemmi terapeutici che conducono il paziente, a sua insaputa, a sperimentare concretamente il superamento del panico. Solo dopo la rapida scomparsa dei sintomi, il soggetto verrà condotto a rendersi consapevole delle proprie risorse personali: prima viene attuata una rapida esperienza emozionale correttiva, solo successivamente arrivano le spiegazioni e la razionalizzazione.
 In tal modo si aggirano le naturali resistenze al cambiamento della mente umana, risultando di gran lunga più efficienti rispetto al cercare di convincere razionalmente la persona a cambiare i propri pensieri e comportamenti. Il panico è infatti un inganno che la mente gioca a se stessa e, per produrre un rapido cambiamento, è necessario un controinganno terapeutico in grado di cortocircuitare il meccanismo disfunzionale in atto; e, come suggerisce Jean de La Fontaine, <<ingannare chi ci inganna il piacere è doppio>>.

La Psicoterapia Breve Strategica conduce rapidamente alla soluzione del panico perché, mediante stratagemmi terapeutici, guida il paziente a sperimentare concretamente il superamento del sintomo.

 

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