Blog

IL BUGIARDO PATOLOGICO


January 22, 2016 Psicopatologie

.

“Le parole non sono state inventate perché gli uomini s’ingannino tra loro”, scrive Sant’Agostino, ma il mentire, di per sé, non è un problema, neanche da un punto di vista morale. Agostino stesso infatti sottolinea che ciò che costituisce menzogna è soprattutto l’intenzione con cui essa viene pronunciata. Si pensi alle seguenti situazioni, suggerite da Giorgio Nardone nel suo “L’arte di mentire”. Il fidanzato incontra la sua ex e, durante quell’incontro casuale, sente riaffiorare emozioni represse. Lo dovrà raccontare alla sua nuova fidanzata? Celare quelle sensazioni è davvero immorale? Oppure si pensi ad una madre che rassicura il proprio bambino, malato terminale, dicendogli che tutto andrà bene. Anche questa menzogna è davvero così dannosa e immorale?

 

Ciò che costituisce menzogna è soprattutto l’intenzione con cui essa viene pronunciata.

 

Mentire non è di per sé un’azione scorretta, perché la scorrettezza dipende dall’obiettivo e dall’intenzione con cui essa viene effettuata. La menzogna è infatti spesso una questione di sopravvivenza, personale o relazionale. Chi non ha mai detto alla propria partner di vederla un po’ dimagrita per evitare di entrare in quella spirale per cui se ti dico che sei ingrassata ti deprimi e ingrassi ancora di più? O di dire al proprio capo di essere d’accordo su una situazione, dibattuta più e più volte, e dargli ragione perché è l’unico modo per uscire dallo stallo?

 

La menzogna è spesso una questione di sopravvivenza, personale e relazionale.

 

Mentire ha i suoi vantaggi, senza tenere in considerazione che è anche un segnale di intelligenza. Non per niente gli animali più evoluti, da un punto di vista di evoluzione della specie, sono capaci di mentire, come accade agli elefanti e agli scimpanzé. E in natura anche gli animali meno “intelligenti” hanno sviluppato molte tecniche di camuffamento e di “finte morti” per riuscire a cacciare o a evitare di essere cacciati.

Ma esiste una linea di demarcazione tra i “benefici imbrogli” e la menzogna patologica: la quantità e la funzionalità. Il bugiardo patologico ha perso di vista entrambe: non coglie più la distinzione tra bugie funzionali, che garantiscono una buona sopravvivenza relazionale, e quelle disfunzionali, che distruggono le relazioni, e ha pure perso di vista il vecchio motto di Paracelso “E’ la dose che fa il veleno”.

 

Esiste una linea di demarcazione tra “benefici imbrogli” e menzogna patologica.

 

L’attore che simula emozioni per professione, non può non saper far uso del mentire. Un manager di successo che deve sopravvivere nello spietato mondo di squali, fatto di multinazionali agguerrite e forti interessi bancari che si intrecciano, non può non essere in grado di usare la menzogna. Un politico, che deve rappresentare milioni di persone, non può non conoscere quella che in America viene citata come ipocrisia necessaria alla democrazia, ovvero il saper tenere pubblicamente una certa apparenza con cui il maggior numero di persone si possano identificare.

Ma il discorso cambia quando uno strumento diventa un abito di cui quelle stesse persone non sono più in grado di disfarsi. Così l’attore non riesce più a distinguere tra realtà e finzione. Il manager diventa un bugiardo seriale che continua a mentire sempre e comunque anche nella vita privata, negando l’evidenza. Il politico non arriva mai a chiedere perdono ai suoi elettori, anche se dinanzi ad evidenti e incontrovertibili errori pubblici.  Come accade agli abusatori di droga, il bugiardo patologico entra in una spirale di bugie che gli piombano addosso, con tutto il loro potere distruttivo. Come sottolinea Abramo Lincoln, puoi ingannare tutti per poco tempo, o ingannare alcuni per tutto il tempo, ma non puoi ingannare tutti per tutto il tempo.

 

Puoi ingannare tutti per poco tempo, o ingannare alcuni per tutto il tempo, ma non puoi ingannare tutti per tutto il tempo (Abramo Lincoln)

 

Obiettivo principale di un percorso di cura dalla bugia patologica è accompagnare il mentitore seriale a riappropriarsi della sua vita, addossandosi totalmente la responsabilità dei disastri in essa realizzati per colpa delle menzogne. Perché il vero problema è che il bugiardo patologico mente prima di tutto a se stesso e ha smarrito quel sano senso pragmatico che fa percepire, con chiarezza, che il nascondere la testa sotto la sabbia non scongiura l’arrivo del leone.

 

 

 

LEGGI ALTRI ARTICOLI SUI PROBLEMI D’ANSIA

Back to top