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COME AVERE UN MATRIMONIO INFELICE. Tre regole d’oro per una relazione disastrosa.


February 22, 2016 Relazioni

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Tieni gli occhi spalancati prima del matrimonio, semichiusi dopo.

(Benjamin Franklin)

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Secondo l’ottica strategica prima di pianificare un’azione è fondamentale conoscere quali sono le strade fallimentari da evitare. Così il miglior modo per costruire relazioni equilibrate è individuare, quanto prima, in quali trappole evitare di entrare.

Con questa intenzione nel 1986 Jay Haley scrisse il saggio Come avere un matrimonio infelice in cui l’autore si prende la libertà di riassumere un libro voluminoso dal titolo Raggiungere l’infelicità in gruppi di due elementi con speciale enfasi sulle coppie sposate, un testo, garantisce l’autore, noioso quanto i matrimoni infelici. Il mio proposito è prendermi la libertà di riassumere il suo riassunto, esponendo brevemente tre possibili ingredienti per costruire una relazione disastrosa (ingredienti quindi da evitare!). Jay Haley è stato molto acuto nella sua analisi, e leggere gli spunti che propone a volte può creare un certo moto di avversione, ma è decisamente funzionale rendersi conto quali sono le strade da non percorrere quando si desidera fare del proprio meglio per costruire una relazioni di coppia sana.

Ecco quindi le tre regole d’oro per costruire una relazione disastrosa.

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PRIMA REGOLA. Scegli il partner per motivi sbagliati, oppure scegli direttamente il partner sbagliato.

Per costruire una relazione infelice è necessario iniziarla male fin dalle fondamenta scegliendo il partner per ragioni sbagliate. Ad esempio: per togliersi da una brutta situazione, per non dover più lavorare, per avere la garanzia di avere la casa sempre in ordine, per poter scappare dalla propria famiglia, per avere qualcuno con cui condividere le spese, per avere qualcuno a cui restare abbracciati la notte per non sentirsi soli.

Oppure si può scegliere direttamente il partner sbagliato. Per ottenere ciò si possono utilizzare i seguenti criteri: (1) il partner deve avere difetti affascinanti che siano diversi dai propri; (2) ci deve essere la determinata volontà a voler cambiare l’altro in modo tale da liberarlo da quei difetti.

Un esempio da manuale è la relazione tra un uomo iperlogico e una donna iperemotiva. Lui è affascinato dalla capacità che lei ha di esprimere le emozioni (l’esempio vale anche al contrario)… salvo poi finire per intrattenere con lei discussioni infinite proprio per questo suo lato del carattere; discussioni in cui lei inevitabilmente finisce per urlare e piangere (da buona iperemotiva) e lui per rifugiarsi a lucidare la moto domandandosi perché le donne sono così irrazionali. Lui, nella solitudine del suo garage, escogiterà il modo per riuscire a renderla più logica e analitica; lei, in lacrime sul letto matrimoniale, cercherà di trovare qualche espediente in più per rendere lui meno rigido e più emotivo.

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SECONDA REGOLA. Usa il sesso come occasione di insuccesso nelle tue relazioni.

Il campo della sessualità offre molte occasioni per creare problemi. Essendo l’eccitazione e la soddisfazione sessuale un complesso processo fisiologico e psicologico, che richiede una certa coordinazione, è abbastanza facile rovinarlo. È infatti sufficiente che si inizi a fare sesso nel momento sbagliato, nel posto sbagliato, con la frequenza sbagliata o nel modo sbagliato. Chi è alle prime armi tendenzialmente sceglie solo uno di questi errori, mentre i più esperti si assicurano l’infelicità di coppia usandoli tutti e quattro.

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COROLLARIO ALLA SECONDA REGOLA. Non parlare mai di sesso col tuo partner.

Una regola aurea per assicurarsi una buona infelicità sessuale è la seguente: Non dire mai al tuo partner cosa ti piace e cosa non ti piace nel sesso. Poi accusalo di non essere in grado di darti piacere.

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TERZA REGOLA. Litiga, litiga, litiga.

Se una coppia ha costruito il proprio rapporto su basi solide, e quindi i due partner non hanno applicato la prima e la seconda regola, è necessario correre ai ripari e mettere tutti i propri sforzi per garantirsi una vita di coppia catastrofica sfruttando ogni possibilità per aumentare i litigi a dismisura.

Un terzo accorgimento riguarda quindi l’ambito dei litigi. Quella del litigio è infatti un’arte in cui tutte le coppie sono esperte, anche perché l’hanno studiata per anni dai loro genitori. Affinché un litigio funzioni a pieno deve possedere però due caratteristiche: (1) deve avere come argomento sempre gli stessi problemi, (2) e non deve condurre mai ad alcuna conclusione. Per garantire questo risultato è fondamentale che ogni litigio termini con il broncio (quindi con la fuga silenziosa dal problema) o con la violenza verbale (l’esasperazione dei conflitti è garanzia per il mantenimento dei problemi). È quindi necessario che una coppia scelga un certo numero di questioni irrisolte da trascinare per tutta la durata della vita insieme.

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PRIMO COROLLARIO ALLA TERZA REGOLA. Usa i parenti come occasione di litigio.

Corollario essenziale è permettere al parentado di immischiarsi nelle questioni della coppia, per poi iniziare subito a litigare per questo motivo. Per garantire che ciò avvenga può essere sufficiente utilizzare una delle seguenti strategie: accettare di dividere la casa con i genitori di lui (avere la madre di lui come vicina di casa permetterà a lei di conoscere esattamente e quotidianamente com’è che lui desidera essere accudito), oppure insistere perché lui si faccia assumere nella ditta del padre di lei (così se lui si lamenta del lavoro questo verrà preso da lei come una lamentela nei confronti della sua famiglia, e i litigi saranno ugualmente garantiti).

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SECONDO COROLLARIO ALLA TERZA REGOLA. Usa i figli come occasione di litigio.

Una coppia infelice, ma non ancora abbastanza, può sfruttare l’occasione della nascita di un figlio per raggiungere definitivamente il proprio obiettivo. I figli in questo sono un ottimo supporto. Ad esempio per aumentare i conflitti nella coppia: si può scegliere di mettere al mondo un figlio per appianare i dissidi di coppia; lei può dedicarsi anima e corpo al figlio trascurando lui; lui può trascurare lei lasciandole ogni ònere e onore nella cura del figlio; se il figlio è un po’ lamentoso si può accusare l’altro di non essere in grado di renderlo felice; se il figlio è felice e sereno si può dibattere sul che cosa lo ha reso tale attribuendo a se stesso, e non all’altro, il merito di tale serenità.

I più esperti fanno poi un semplice conto: un figlio, due genitori, QUATTRO nonni. Sarà quindi sufficiente lasciar campo a tutti i suggerimenti (tra loro differenti, naturalmente) proposti da ciascuno dei quattro nonni, assumendo nei confronti del figlio un comportamento ogni volta diverso. Accontentando tutti si scontenterà tutti.

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… E una vita infelice di coppia sarà, così, presto realizzata.

 

 

 

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