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BIPOLARE O BORDERLINE?


April 13, 2016 Psicopatologie

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La felicità e l’infelicità degli uomini dipendono tanto

dalla loro buona sorte quanto dal loro umore.

(François de La Rochefoucauld)

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Da diversi anni sono entrate a far parte del linguaggio comune molte terminologie nate in ambito psichiatrico, come il termine “bipolarismo”. Chi soffre di bipolarismo – è risaputo – alterna stati di estrema allegria con periodi di assoluta tristezza, passando dal paradiso all’inferno in modo più o meno brusco a seconda dei casi. Ovviamente può capitare a tutti di avere dei momenti in cui l’umore cambia in modo improvviso, ma quanto si parla di disturbo bipolare si fa riferimento a situazioni in cui le normali attività quotidiane vengono compromesse.

Ecco alcune caratteristiche che si presentano durante la fase up: aumento dell’autostima, riduzione del bisogno di dormire, aumento della loquacità con difficoltà a frenarla, rapido cambiamento di opinione, agitazione mentale e fisica, attività pericolose sia da un punto di vista fisico (come guidare velocemente l’auto, o avere rapporti sessuali inusuali), sia dal un punto di vista finanziario (come giocare d’azzardo).

Invece, durante la fase down possono verificarsi alcuni dei seguenti episodi: umore negativo e disperato, riduzione dell’interesse e del piacere nella maggior parte delle attività, perdita di energia, sensi di colpa e caduta dell’autostima, incapacità di prendere decisioni, pensieri di morte o di suicidio.

Per quanto il DSM (il manuale per la diagnosi psichiatrica pubblicato dall’Associazione degli Psichiatri Americani) distingua nettamente il disturbo bipolare da quello borderline, da un punto di vista psicoterapeutico la distinzione non sussiste.

 

Da un punto di vista psicoterapeutico non sussiste la distinzione tra disturbo bipolare e disturbo borderline.

 

Innanzitutto, come mai si usa il termine “borderline“? La motivazione è questa: chi ne soffre si trova sulla linea di confine – sul bordo appunto – tra “nevrosi” e “psicosi”. Chi soffre di questo disturbo sperimenta sulla sua pelle proprio l’alternarsi degli alti e bassi di umore di cui parlavamo prima, passando dalla fase up, in cui si sente un eroe, alla fase down, in cui non riesce più a convincere né gli altri né se stesso di esserlo. Per fin troppo tempo si è considerato e curato il disturbo bipolare come se fosse un disturbo depressivo, ma con la depressione ha poco con cui spartire. Se qualche tuo conoscente oppure tu stesso hai ricevuto come diagnosi quella di disturbo bipolare continua a leggere l’articolo e vedi se ti riconosci.

La persona con un disturbo borderline ha alcune caratteristiche specifiche, tra cui:

  • desidera piacere a tutti, e per questo cerca spesso di utilizzare atteggiamenti seduttivi
  • non riesce a restare stabile all’interno di una relazione
  • presenta un mix di problematiche in diversi campi (dallo shopping compulsivo alle abbuffate, dal sesso estremo alla menzogna patologica, dagli attacchi di panico ai pensieri ossessivi, ecc.).

Queste caratteristiche rendono i pazienti che soffrono di disturbo borderline particolarmente ostici da mantenere all’interno di un percorso terapeutico. D’altro canto, proprio la conoscenza di queste caratteristiche, indica alcuni accorgimenti necessari da utilizzare nella comunicazione terapeutica per renderla più adatta al loro caso specifico. Alcuni esempi:

  1. Innanzitutto chi soffre di questo disturbo ha bisogno di “assuefarsi” alle persone con cui ha un legame. E’ necessario quindi avere nei suoi confronti una posizione carismatica, in modo tale che desideri assomigliare sotto qualche aspetto al terapeuta, che diventa così una guida e un punto di riferimento stabile.
  2. Avendo spesso un atteggiamento di sfida, cerca sovente di mettere l’interlocutore con le spalle al muro, sia direttamente che indirettamente. Per evitare che questo accada il terapeuta deve giocare d’anticipo, mettendo alle strette il paziente prima che sia lui a farlo.
  3. Avendo una vita spesso costellata di episodi “estremi” è necessario non mostrare alcun turbamento di fronte a tali racconti, anche qualora fossero davvero turpi. Il suo intendo è infatti quello di mettere alla prova la persona che gli sta dinanzi e l’unico modo per agganciarlo è dimostrargli che, di episodi turpi, un terapeuta è ben esperto.
  4. La maggior parte delle cose che racconta una persona affetta da un disturbo borderline deve essere passata al setaccio, perché ha l’abitudine di raccontare molte bugie, colorando la realtà con fatti letteralmente inventati. L’obiettivo per cui fa ciò è quello di cercare di convincere gli altri per convincere se stesso. Tutte queste falsità rappresentano la serie di autoinganni che costellano la sua realtà, in cui lui deve essere sempre e comunque l’eroe, espediente che gli è utile per mantenere in piedi il suo pseudo-equilibrio.

Per questo tipo di disturbo viene spesso suggerito l’uso di farmaci inibitori dell’umore. Ma, come è ormai risaputo, per quanto gli psicofarmaci possano essere utili o addirittura vitali in casi estremi, essi hanno come unico effetto quello di modificare l’umore del paziente, ma non cambiano in alcun modo le modalità di percezione e la qualità delle sensazioni, obiettivo per cui invece è nata la psicoterapia. Infatti una volta sospesa la cura farmacologica il paziente probabilmente sarà di nuovo punto e a capo.

 

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