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INSEGNANTI STRATEGICI SI DIVENTA # Educazione


July 16, 2013 Genitori & Figli

 

Come ben raffigura la vignetta di Chaunu i tempi sono cambiati: quarant’anni fa i genitori erano spontaneamente complici degli insegnanti; oggi non più. In quei tempi, che sembrano ormai lontanissimi, era facile attuare un’educazione “in solido”: genitori e insegnanti erano schierati dalla stessa parte con lo scopo di rendere la vita dei ragazzi non tanto facile ma certamente più produttiva. Da qualche decennio a questa parte tra genitori e insegnanti la sintonia è diventata sempre meno scontata, e spesso i genitori si presentano nei confronti degli insegnanti con uno sguardo vigile, per controllare se fanno bene il loro dovere: se qualcosa non funziona in classe certamente una colpa c’è… e non è dei bambini.

Questo cambiamento relazionale viene spesso vissuto dagli insegnanti con ansia e frustrazione e la domanda è: <<Che cosa facciamo allora?>>. Questa domanda nasce dallo stupore che non è più sufficiente avere un ruolo perché questo venga riconosciuto e rispettato dagli altri. Se sei insegnante, sindaco, sacerdote, politico, l’aver raggiunto questo ruolo non porta automaticamente con sé il fatto che gli altri ti daranno rispetto, che ti percepiranno come un punto di riferimento, come un’autorità; d’altronde non basta più neanche essere un genitore perché tuo figlio ti porti rispetto.

<<Che cosa facciamo allora?>>. Questa domanda sembra davvero senza risposta e nasce dal ritenere che siamo figli di un’epoca nuova e bizzarra che mai si è presentata prima nella storia umana. Ma una risposta c’è, e si trova molto indietro nei secoli, in quell’epoca in cui sono stati indicati i princìpi grazie ai quali è possibile acquistare autorevolezza quando questa non viene concessa così facilmente. Si tratta di far memoria dell’antica arte cinese dello stratagemma.

Diceva Sun Tzu: <<Il mare calmo governa i fiumi tumultuosi perché li governa dal basso>>.

Dal basso, non dall’alto. Quando un genitore non riconosce il tuo ruolo di insegnante, il rispetto lo si acquisisce dal basso, non dall’alto; con la morbidezza, non con la rigidità; con l’astuzia, non con la forza della pretesa. Se si è innescato uno scontro frontale tra chi pretende rispetto e chi non lo vuole concedere, aumentare ulteriormente la pretesa aumenterà ulteriormente il conflitto; chiedere con ancora più autorità il rispetto del proprio ruolo, aumenterà ulteriormente la negazione di quanto richiesto. Infatti solo chi è veramente forte può ammorbidirsi; chi si irrigidisce mostra solo la propria fragilità. La morbidezza è il veicolo principale dell’astuzia.

<<Lei è una pessima insegnante! I suoi programmi didattici valgono davvero poco!>>.

Ecco una risposta “dall’alto”: <<Insegno da 20 anni! Vuole venire lei a dire a me com’è che devo insegnare?!>>. Cosa immaginate che possa succedere dopo questo tipo di risposta?

“Dall’alto” non funziona.

Vediamo adesso una risposta “dal basso”. Un giorno una maestra di una bella cittadina vicino Torino mi disse: <<Una mamma ha portato via dalla scuola suo figlio a metà dell’anno scorso; da allora continua a parlare male di noi maestre, della scuola, dei nostri programmai. Il paese è piccolo e lei ha la bocca larga!>>. Era davvero molto innervosita. Le chiesi se, dopo che questa mamma aveva iniziato a parlare male della scuola, ci fosse stato un crollo di iscritti. La maestra mi disse di no; anzi l’anno successivo c’erano stati perfino più iscritti. Se l’avesse incrociata nei giorni successivi (e la cosa era molto facile che accadesse) le suggerii di fermarla e di dirle con grande calma: <<Sai, so che stai parlando molto male della scuola, di noi maestre e dei metodi che usiamo; il paese è piccolo e le persone me lo vengono a riferire… Ti volevo ringraziare per quello che stai facendo, perché da quando hai iniziato a parlare male della scuola sono aumentati gli iscritti. Per favore, continua a farlo>>.

“Dal basso” funziona.

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