L’egoismo non consiste nel vivere come ci pare,
ma nell’esigere che gli altri vivano come pare a noi.
Oscar Wilde

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Nel noto best seller Messaggio per un’aquila che si crede un pollo il gesuita Antony De Mello parla di una signora che aveva conosciuto in uno dei suoi viaggi. Questa signora raccontò che, fin da piccola, ascoltando le parole di un sacerdote, aveva capito come la vera prova d’amore fosse il sacrificio, come la vera misura dell’amore fosse l’altruismo. “Splendido!”, ironizzò De Mello. Poi domandò alla signora: “Vorrebbe che io la amassi a costo della mia felicità?”. “Sì”, lei rispose. “Non è una situazione deliziosa? Non sarebbe meraviglioso?”, commentò De Mello. “Lei amerebbe me a costo della sua felicità, e io amerei lei a costo della mia felicità. E così avremmo due persone infelici… ma viva l’amore!”. Si potrebbe commentare che, in tal senso, non c’è niente di più perverso dell’altruismo.

Riflettiamoci un attimo. Le persone altruiste sono quelle che compiono un gesto buono, caritatevole, che però a loro costa tanto sacrificio e malessere. Cosa c’è di peggio? Chi infatti agisce nei tuoi confronti così, è facile che prima o poi te lo farà notare. Gli altruisti prima o poi ti faranno pagare il fatto che non hai dato loro in cambio la tua gratitudine, che non ti sei accorto di quanto loro hanno sofferto per te: “Io mi occupo di te senza provare alcuna soddisfazione, e siccome mentre faccio un’opera buona per te sto male, allora tu mi devi essere molto riconoscente, visto che sono così generoso”. Non per niente questo genere di persone tendono a essere tristi e lamentose. Sentenzierebbe lo scrittore scozzese Robert Stevenson “Se i tuoi princìpi morali ti rendono triste, stai pur certo che sono sbagliati”.

Ci sono poi gli egoisti, che sono di due tipologie. La prima è quella dell’egoista “spietato”, per cui la propria vittoria coincide sempre col fatto che gli altri debbano perdere: mors tua vita mea. E’ quel tipo di egoismo che esige che gli altri vivano esattamente come piace a noi (ti viene in mente qualcuno di preciso in questo momento?). C’è poi una seconda tipologia, molto interessante: l’egoista sano, illuminato, con un alto livello di equilibrio e autostima, che pensa “Mentre faccio qualcosa di buono per me lo faccio anche per te”: faccio un servizio nella mensa dei poveri perché questo mi fa sentire utile; aiuto un ragazzino svantaggiato nello studio perché mi fa sentire buono; procaccio clienti a te perché so che questo ti porterà, in modo spontaneo, a farlo anche tu per me; chiudo un affare che rappresenta una doppia vittoria reciproca, una win-win situation si direbbe in azienda. È un sano egoismo: compio un gesto che è buono e vantaggioso per te e per me, contemporaneamente. Cosa c’è di meglio che sentirsi bene facendo stare bene le persone che ci stanno intorno?