Il bugiardo patologico

“Le parole non sono state inventate perché gli uomini s’ingannino tra loro” scrive Sant’Agostino, ma il mentire, di per sé, non è un problema, neanche da un punto di vista morale. Agostino stesso sottolinea che ciò che costituisce menzogna è soprattutto l’intenzione con cui essa viene pronunciata: la scorrettezza dipende dall’obiettivo e dall’intenzione con cui la menzogna viene pronunciata.

La menzogna può essere infatti anche una questione di sopravvivenza, personale o relazionale. Chi non ha mai detto alla propria partner di vederla un po’ dimagrita per evitare di entrare in quella spirale per cui se ti dico che sei ingrassata ti deprimi e ingrassi ancora di più? O di dire al proprio capo di essere d’accordo su una situazione, dibattuta più e più volte, e dargli ragione perché è l’unico modo per uscire dallo stallo?

Esiste però una linea di demarcazione tra “benefici imbrogli” e menzogna patologica: la quantità e la funzionalità. Il bugiardo patologico ha perso di vista entrambe: non coglie più la distinzione tra bugie funzionali, che garantiscono una buona sopravvivenza relazionale, e quelle disfunzionali, che distruggono le relazioni; e ha pure perso di vista il vecchio motto di Paracelso: è la dose che fa il veleno.

L’attore che simula emozioni per professione, non può non saper far uso del mentire. Un manager che deve sopravvivere nello spietato mondo di squali in cui abita – fatto di multinazionali agguerrite e forti interessi bancari che si intrecciano – non può non essere in grado di usare la menzogna. Un politico che deve rappresentare milioni di persone non può non conoscere quella che negli USA viene definita “ipocrisia necessaria alla democrazia”, ovvero il saper tenere pubblicamente una certa apparenza con cui il maggior numero di persone possano identificarsi.

Ma il discorso cambia quando uno strumento diventa un abito di cui quelle stesse persone non sono più in grado di disfarsi. Così per l’attore che non riesce più a distinguere tra realtà e finzione; per il manager che continua a mentire sempre e comunque anche nella vita privata, arrivando a negare l’evidenza; o per il politico che non chiede mai perdono ai suoi elettori, anche  dinanzi a evidenti e incontrovertibili errori pubblici.  Come accade agli abusatori di droga, il bugiardo patologico entra in una spirale di bugie che gli piombano addosso, con tutto il loro potere distruttivo.

Obiettivo principale di un percorso di cura dalla bugia patologica è accompagnare il mentitore seriale a riappropriarsi della sua vita, addossandosi totalmente la responsabilità dei disastri in essa realizzati per colpa delle menzogne. Perché il vero problema è che il bugiardo patologico mente prima di tutto a se stesso e ha smarrito quel sano senso pragmatico che fa percepire con chiarezza che il nascondere la testa sotto la sabbia non scongiura l’arrivo del leone.

L’autore

Ho ideato la Terapia Breve delle Esperienze di Equilibrio e il metodo ScritturaStrategica®. Sono docente di Psicologia della Creatività alla Scuola Holden e di Terapia Breve in Scuole di Specializzazione in Psicoterapia. Sono autore di libri di saggistica e di divulgazione psicologica, tra cui La sottile arte di incasinarsi la vita (Mondadori).

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