Manuale di conversazione. Francesca Duranti

 

Duranti, F. (2009). Manuale di conversazione. Né rissa né noia. Lucca: Maria Pacini Fazzi Editore  

Nel mondo dei libri, noiosi e ripetivi, sul tema della comunicazione il Manuale di conversazione della Duranti rappresenta un gioiellino contemporaneo che risponde a una domanda centrale per la vita quotidiana: come si gioca al gioco della conversazione? 
L’autrice – con l’elegante scrittura che la caratterizza – indica alcuni elementi basilari. Anzitutto, conversare è un’attività piacevole, collettiva, economica e istruttiva che coinvolge 4-8 persone al massimo (ma può riguardare anche il rapporto di coppia), e ha uno scopo preciso: “lanciare palle” agli altri presenti in modo tale che qualcuno possa raccogliere la palla e proseguire il gioco. Da questa premessa scaturisce un prontuario di regole da tenere a mente (e di scivoloni da evitare) al fine di rendere davvero proficuo questo gioco sociale. Venti regole in tutto, e una più interessante dell’altra. L’ottava, ad esempio: fai in modo che la tua voce durante una conversazione non risuoni solitaria per più di 60 secondi, “e credetemi”, sottolinea la Duranti, “è tanto”. Se ti stai lasciando andare a “una lunga esegesi, tutti gli altri non possono fare altro che assistere in silenzio. Ho detto di proposito ‘che non possono fare altro che ascoltare in silenzio’, perché per lo più non ascolteranno. Si annoieranno e basta”. 

Quindi conversare non significa tenere una conferenza, né tanto meno raccontare i propri disagi esistenziali o di salute, ma proporre temi di interesse generale in modo tale che ognuno possa raccontare liberamene il proprio punto di vista… e così arricchire gli altri. E la conversazione è realmente tale solo se vi è dissenso: conversare non è una sorta di rito liturgico dove tutti sono d’accordo. Anzi si tratta di conversazione, prosegue la Duranti, solo se è “a rischio”. Anche perché il rischio è il presupposto per un sano ed effettivo apprendimento. 

Come citazione preferita riporto un brano in cui l’autrice analizza con acume in che modo possiamo boicottare una bella conversazione riformulando, nella nostra mente, con parole positive alcuni comportamenti che invece sono del tutto inefficaci. La Duranti si rivolge ai boicottatori per eccellenza dei bei momenti di conversazione: i narcisisti logorroici. “Quando interrompono pensano di sostituire utilmente un tema interessante a uno noioso; il loro parlare confuso e ripetitivo lo considerano spontaneo e non conformista; il loro dilungarsi, aiutati da uno o più complici, su questioni interne al loro mondo professionale lo giudicano un prezioso aggiornamento culturale per l’uditorio profano. Quanto al proprio perdere le staffe lo vedono come una sacrosanta indignazione di fronte a opinioni inaccettabili. E soprattutto del suono della propria voce non sono mai sazi e mai crederanno di parlare troppo o di non dare sufficiente spazio agli altri; considerano la propria persona, i propri cari, il proprio lavoro, i propri successi, i propri ricordi, il proprio bollettino medico obiettivamente interessati, e quindi legittimo argomento da proporre ai presenti. Considerano gli inutili dettagli con cui appesantiscono i racconti come affascinanti tocchi di colore. Questo innesca un paradosso: gli infelici ascoltatori sono ammutoliti perché applicano una strategia difensiva che consiste nel non gettare legna sul fuoco, nella speranza che l’argomento si esaurisca e si spenga da solo; il malato di logorrea scambia invece il silenzio per un’attenzione rapita e continua ad ammorbare la serata”.

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