Schizzi autobiografici. George Bernard Shaw

Shaw, G.B. (1999). Schizzi autobiografici. Milano: Archinto

George Bernard Shaw è il mio eroe, secondo solo a Charles Darwin: acuto, divertente, fuori dagli schemi, incredibile aforista e – non tutti sanno – premio Nobel per la letteratura (nel 1925) e premio Oscar per la migliore sceneggiatura (nel 1939). La sua autobiografia è piena di sferzanti considerazioni su se stesso e sulle regole generali che governano la vita, e di episodi gradevoli e illuminanti, come quando racconta della ferma decisione di non voler essere pagato per nessuna delle sue conferenze, perché recepire un compenso per parlare in pubblico avrebbe significato per lui essere costretto a “tenere il solito tipo di conferenza, che evitava le polemiche politiche e religiose”: lui desiderava invece sentirsi totalmente libero. Oppure come quando racconta in che modo sia riuscito a farsi fare un busto da Auguste Rodin, il quale non aveva mai sentito parlare di Shaw, e all’inizio si rifiutò di accettare l’incarico. Mrs Shaw allora scrisse a Rodin dicendo che desiderava avere un’opera che celebrasse il marito, e che suo marito sosteneva che, essendo un contemporaneo di Rodin, se avesse avuto il suo busto modellato da un altro artista qualsiasi sarebbe stato messo alla berlina dai posteri come un ignorante. Rodin, scoprendo che avrebbe avuto a che fare con un uomo che conosceva il suo valore, iniziò a tentennare. Quindi Mrs Shaw si informò presso il poeta Rainer Maria Rilke, a quel tempo segretario di Rodin, sull’onorario che di solito lo scultore chiedeva per un busto. La somma (1000 sterline) fu subito accreditata sul conto di Rodin, con l’intesa che il denaro non lo avrebbe obbligato a vincoli di sorta: doveva prendere il pagamento come un contributo alla sua opera e al suo genio. Naturalmente il risultato fu che Rodin scrisse agli Shaw chiedendo loro di raggiungerlo subito a Parigi nella sua villa di Meudon, dove lavorò intensamente ogni giorno per un mese finché il busto non fu terminato.

Come accade per gli scritti di Seneca, è davvero difficile scegliere uno tra i tanti aforismi del libro di George Bernard Shaw. In questo caso ricorrerò a una citazione che non è tratta dal testo autobiografico, e che ho deciso di scrivere a pennarello sul muro del corridoio di casa mia: “Questa è la vera gioia nella vita: utilizzare la tua esistenza per uno scopo alto, essere una forza della natura invece di un frenetico, egoistico, piccolo cumulo di amarezze e lamentazioni per il fatto che il mondo non si è posto come suo scopo la tua felicità”.

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